Otto consiglieri comunali di Corato, appartenenti ai gruppi Direzione Corato, UDC, Nuova Umanità, Bovino Sindaco e Misto, hanno depositato oggi, 24 febbraio 2026, un’interrogazione scritta sul tema delle strade private ad uso pubblico. Il documento dovrà essere discusso in aula nei prossimi giorni.
Al centro della questione c’è la delibera di Giunta Comunale n. 94 del 16 maggio 2025, con cui è stato approvato un atto programmatico di indirizzo per l’acquisizione gratuita e l’accorpamento al demanio stradale comunale di strade o parti di sedime stradale e loro pertinenze, utilizzate ad uso pubblico da oltre vent’anni. Una delibera che, secondo i firmatari, lascia aperti numerosi e rilevanti interrogativi.
Il primo riguarda i pareri tecnici acquisiti nell’iter procedurale. Sull’atto risultano i pareri del dirigente del settore Ragioneria-Personale-Tributi e del dirigente del settore LL.PP.-Ambiente-Paesaggio, ma i consiglieri sottolineano come i primi settori chiamati a verificare la legittimità di acquisizione di beni al demanio comunale siano quelli dell’Urbanistica e della Polizia Locale. L’assenza di questi pareri, definiti indispensabili, è uno dei nodi centrali dell’interrogazione.
Il secondo punto critico riguarda la storia pregressa della materia. Il Consiglio Comunale si era già occupato della questione con la delibera n. 97 del 2016, adottando — su parere negativo espresso proprio dai settori Urbanistica e Polizia Locale — una posizione contraria all’acquisizione di alcune strade private ad uso pubblico. I consiglieri chiedono dunque se la giunta sia a conoscenza di quanto già avvenuto in passato e se ne abbia tenuto conto.
Un ulteriore elemento di ambiguità riguarda la natura delle strade interessate dalla procedura. L’interrogazione chiede esplicitamente se si tratti delle aree che i privati erano tenuti a cedere al Comune in seguito al rilascio di autorizzazioni urbanistiche, oppure di strade e aree di sedime utilizzate come volumetria in fase di costruzione — una distinzione tutt’altro che secondaria sul piano giuridico e patrimoniale.
I consiglieri contestano anche un’affermazione contenuta nella delibera in merito ai costi di manutenzione, ritenuta poco chiara. Se le spese sostenute dal Comune riguardassero aree che avrebbero già dovuto essere cedute dai privati, l’amministrazione avrebbe agito correttamente accollandosele per evitare responsabilità in caso di sinistri. Se invece si trattasse di aree come quelle indicate nella relazione allegata alla delibera n. 97 del 2016, potrebbe essersi configurato un danno erariale in assenza del successivo recupero delle spese sostenute.
L’interrogazione si chiude con una considerazione di carattere politico. I firmatari evidenziano come la procedura avviata si concluderà solo dopo le prossime elezioni amministrative, previste per il 24 e 25 maggio, mentre le istanze dei cittadini dovranno essere presentate poco prima di quella data. Una tempistica che, secondo i consiglieri, rischia di generare aspettative e illusioni nei cittadini, rendendo necessaria — concludono — la massima chiarezza da parte dell’amministrazione.






























