Una comunicazione «disarmata», mite e non ostile, aperta alla cultura della cura e capace di guardare i volti andando in profondità nell’analisi della storia. È l’appello che monsignor Leonardo D’Ascenzo, arcivescovo di Trani-Barletta-Bisceglie, rivolge alla comunità diocesana in occasione della Giornata mondiale delle comunicazioni sociali celebrata domenica 1 giugno 2025, solennità dell’Ascensione del Signore.

Nella sua lettera pastorale, l’arcivescovo traccia una suggestiva similitudine: «Come Gesù Risorto attraversa lo spazio e il tempo per tornare al Padre al fine di inaugurare l’ingresso nella storia della terza Persona della Santissima Trinità, lo Spirito Santo, Spirito di Pace e di Verità, così il mondo delle comunicazioni sociali, fatto innanzitutto di persone e poi di strumenti, opera nello spazio e nel tempo, e oggi di più nelle nuove frontiere eteree del digitale, per rendere un servizio di informazione, di verità, di pace nella comunità umana».

Tuttavia, monsignor D’Ascenzo evidenzia come questo servizio «molto spesso, purtroppo, non persegue queste finalità» ma «si tinge di colori diversi, foschi, problematici, divisivi». L’arcivescovo richiama il messaggio di Papa Francesco per la giornata, dal titolo «Condividete con mitezza la speranza che sta nei vostri cuori», dove il Pontefice sottolinea come in questo tempo «segnato dalla disinformazione e dalla polarizzazione, dove pochi centri di potere controllano una massa di dati e di informazioni senza precedenti» sia necessario «il vostro lavoro di giornalisti e comunicatori» con «impegno coraggioso nel mettere al centro della comunicazione la responsabilità personale e collettiva verso il prossimo».

Il presule evidenzia «il tratto fondamentale che la comunicazione deve darsi per essere autenticamente umana: essere cioè disarmata», citando anche le parole di Papa Leone XIV che il 12 maggio, incontrando i rappresentanti dei media, ha parlato di una comunicazione «disarmata e disarmante». «Che felice assonanza quella dei due Pontefici!» commenta l’arcivescovo.

Una comunicazione che «sappia guardare i volti, andare in profondità nello studio e nell’analisi di quanto accade nella storia; che eviti i massimalismi; che sappia individuare il bene che può essere accanto al male; che non faccia di ogni erba un fascio; che non cerchi ad ogni costo un nemico, anzi che si prefigga di risanare le ferite della nostra umanità».

L’arcivescovo sottolinea come questa comunicazione debba partire «dal cuore» e dare «speranza», dando «spazio alla fiducia del cuore che, come un fiore esile ma resistente, non soccombe alle intemperie della vita ma sboccia e cresce nei luoghi più impensati: nella speranza delle madri che ogni giorno pregano per rivedere i propri figli tornare dalle trincee di un conflitto; nella speranza dei padri che migrano tra mille rischi e peripezie in cerca di un futuro migliore; nella speranza dei bambini che riescono a giocare, sorridere e credere nella vita anche fra le macerie delle guerre e nelle strade povere delle favelas».

Monsignor D’Ascenzo precisa che questa comunicazione «disarmata» deve essere praticata «non solo da parte di chi opera in questo mondo, ma anche e soprattutto da parte di ciascuno di noi, come singole persone, come comunità ecclesiale e società civile». Per i cristiani, aggiunge, tale comunicazione «trova il fondamento e la sorgente della nostra speranza nel Signore Gesù, Vangelo della carità».

Un pensiero particolare l’arcivescovo lo rivolge «a chi nel nostro territorio lavora nel campo delle comunicazioni sociali, sia all’interno della comunità ecclesiale e sia al di fuori di essa», esprimendo «profonda gratitudine per quello che fate e il ruolo che ricoprite». «Vi incontro in tanti nell’esercizio del mio ministero di pastore di questa Chiesa particolare! E ne sono contento!» conclude monsignor D’Ascenzo, assicurando preghiere e invocando la benedizione del Signore su tutti gli operatori della comunicazione e le loro famiglie.